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Leonardo Di Filippo

Benvenuti nel mio blog

Sul divieto dei motori termici.

Nelle TLC il passaggio dal rame alla fibra ottica è stato graduale. Sul rame, a casa mia, sono passato, in trent’anni, dai Kbit al secondo ai Mbit al secondo, prima di passare alla fibra. Cioè la tecnologia ha spremuto al massimo una risorsa esistente (il rame) prima di abbandonarla, progressivamente.

Giornata internazionale per la protezione dei dati

Oggi è la giornata internazionale per la protezione dei dati. Credo che ognuno di noi dovrebbe fare almeno queste semplici riflessioni: sto usando password forti e uniche per ogni account? ho attivato la verifica in due passaggi almeno per gli account importanti? il mio sistema operativo è costantemente aggiornato? conto fino a 10 prima di cliccare sui link delle email e dei messaggi? La protezione dei dati non è solo una questione personale, ma anche una responsabilità che abbiamo per creare un mondo più sicuro per tutti.

Ancora sui voti

Tra l’assessore dell’Alto Adige che chiede di abolire i voti al di sotto del 4 e il Ministro che si dice contrario, io penso che bisognerebbe abolire proprio i voti. Non ho mai messo voti troppo bassi perché effettivamente sono umilianti, ma anche i voti più alti falsano il rapporto maestro allievo. Vanno bene all'università dove il rapporto è rarefatto.

IA, ma secondo te cos'è l'universo?

Giornata uggiosa, scuole chiuse per allerta meteo (ma allora in Finlandia a scuola non ci vanno mai?). Lavoro al computer e per fare una pausa ho posto all'intelligenza artificiale di chatGPT una domanda filosofica, metafisica. Vi riporto la nostra conversazione:

Buon 2023

Anno nuovo ma nulla cambia, lo diciamo un po' tutti ogni volta. Allora l’augurio, che faccio a me stesso e a tutti voi, è quello di cambiare. Noi per primi, l'anno faccia poi quello che vuole. Abbandoniamo le abitudini, tutte. Ignoriamo i luoghi comuni. Non imitiamo gli altri nel fare le cose e non facciamole nello stesso modo di sempre, senza aver prima cercato una strada nuova. Non opponiamoci ai cambiamenti che la tecnologia ci propone, cerchiamo di utilizzarli al meglio.

#Innoviamo. Abbandoniamo il gregge, onoriamo il vero, sempre, anche quando sembra rischioso o inopportuno. Creiamo ciò che a noi sembra valido e giusto, non quel che potrebbe forse piacere agli altri. Pensiamo liberamente. Restiamo autentici ed originali nello scrivere. Niente più copia e incolla, diciamo ciò che davvero pensiamo noi. Non facciamoci influenzare o inibire dal giudizio degli altri, usiamolo solo come spunto di riflessione.

E ai ragazzi in particolare dico: non vi chiedo di apprendere solo ciò che io vorrei insegnarvi, vi chiedo di trovare un modo per superarlo, per andare oltre; non date importanza ai voti, siate però il nuovo che spazza via il vecchio. Auguri!

Istruzione tra merito, burocrazia e innovazione

Un altro mio articolo pubblicato da Nuovo Meridionalismo

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Un buco nero per la pubblicità internet

Un rapido post per segnalarvi una soluzione che ho provato a casa, con risultati molto positivi. Ho un vecchio modello di Raspberry (un micro-pc) che non usavo più (l'avevo preso anni fa per dei corsi di robotica), vi ho installato l'ultima versione della specifica distribuzione Linux ed il software open-source gratuito Pi-hole.

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Non dimentichiamo l'Irpinia

Un mio articolo pubblicato su Nuovo Meridionalismo

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Quale didattica?

Se c’è una cosa sulla quale mi sembra che tutti gli insegnanti siano d’accordo è che uno dei problemi principali della scuola sia l’eccesso di direttive provenienti dalle amministrazioni centrali. Io credo che in queste condizioni bisogna stare attenti a mantenere la bussola sulla formazione degli studenti, non sulla mera soddisfazione dei requisiti ministeriali. Sono convinto che ai ragazzi oggi occorrano essenzialmente due contesti didattici, dove uno di essi rappresenta forse un passo indietro e l'altro uno avanti. E cioè una didattica tradizionale in aula e una innovativa didattica laboratoriale in grado di far germogliare competenze reali.

Informatica più che digitale

Leggo un titolo con un virgolettato attribuito al ministro dell'istruzione: "riaddestrare i docenti al digitale". In tre parole ve ne sono due sbagliate. Una è ovvia, 'addestrare' è più adeguata per gli animali del circo (e comunque anche lì sono contrario ad addestramenti e all'uso stesso degli animali).

L'altra è, vi stupirete, proprio 'digitale'. Il fatto è che nelle scuole le tecnologie digitali si usano e anche molto. E i docenti non è che le usino poi così male. Quello che non va è il fatto che il digitale è arrivato a sostituire il cartaceo senza produrre una transizione verso un sistema più efficiente (anzi spesso complicandolo).

Se prima si scrivevano 10 documenti cartacei, oggi si scrivono 10 documenti word, sempre riportando a mano le stesse informazioni, sempre ottenendo documenti stand-alone, nei quali ogni lavoro non elimina né semplifica quello successivo. E nemmeno produce valore aggiunto.

Si dovrebbe abbandonare il termine digitale e tornare a parlare di informatica, ovvero informazione automatica.

Quale sistema operativo nelle scuole?

C'è una cosa nella quale ho sempre fallito nella scuola: promuovere l'uso di Linux tra i colleghi.

Ricordo che durante il primo anno di insegnamento in una saletta ad uso dei docenti dove c'erano tre PC anziani con Windows XP, lenti e pieni di virus, presi l'iniziativa, per alleggerirli e rimetterli in sicurezza, di installare Linux; non fu un lavoro veloce perché mi presi la briga di recuperare e mantenere tutti i documenti pre-esistenti.

Sulla cottura della pasta

Ogni tanto mi avventuro su argomenti fuori dalle mie competenze, sovente me ne pento, non di rado provo orrore rileggendomi. Ma poiché mi diverte farlo ... persisto.

Dunque. Come vedo la maggior parte delle persone, in ambito domestico, cuocere la pasta: l'acqua bolle, si cala la pasta, il coperchio viene spostato un po' per far uscire il vapore ed evitare che fuoriesca l'acqua; infine, appena ultimata la cottura, l'acqua viene buttata nello scarico dei lavandino.

Un software per il docente

La gestione delle attività legate alla professione dell'insegnante diviene sempre più complessa. Soprattutto in alcuni ordini di scuola, la quantità di adempimenti burocratici e di documenti da produrre è notevole e toglie spazio alla nostra vera mission, una didattica realmente coinvolgente.

In questo contesto si aggiunge un altro aspetto negativo: per come è usata, la digitalizzazione molto spesso non aiuta, ma aggiunge ulteriore complessità. Manca stranamente un software "gestionale" per il docente, al pari di tante altre professioni, mentre le piattaforme dei registri elettronici sono focalizzate sulle esigenze degli studenti e delle amministrazioni.

Intervenire sull'anello più debole della catena tecnologica

Ho smesso di seguire la vicenda del data breach Lazio perché le informazioni mi sembrano contraddittorie. Nella reazione a un episodio del genere dovrebbe sempre essere inclusa un'informativa tecnica ufficiale, chiara e trasparente sulla quale ragionare, che ancora non vedo.

Perciò è inutile commentare. Piuttosto ognuno di noi dovrebbe porre l'attenzione in casa propria e iniziare a chiedersi quanto sono sicuri i computer e gli account che gestisce. Manca a tutti i livelli la consapevolezza della gravità della questione.

Che fare.

Dal rituale in cabina al vocale su whatsapp

Quello fisso in casa era l'unico telefono privato del quale gli adolescenti della mia generazione potevano disporre, ma non era molto amato, era complicato poterlo usare con un po’ di privacy.

Per fortuna c'era la cabina telefonica. Il piacere della telefonata (per conversare, non quella per brevi comunicazioni) iniziava proprio dalla scelta della cabina. Ognuno aveva le sue preferite, non si usava necessariamente quella più vicina. Ad esempio il luogo non doveva essere affollato e rumoroso, ma tranquillo e, d’estate, non troppo soleggiato, insomma confortevole.

A volte trovavi il telefono fuori servizio, ma non era questa la cosa peggiore. L’inconveniente che mi faceva arrabbiare era quando, magari all’inizio della telefonata, ti giravi e vedevi un tizio in attesa; che poi appena si accorgeva che tu lo avevi notato, guardava l'orologio accentuando il movimento del braccio.