Scuola

"Acquista cosa nella tua gioventù che ristori il danno della tua vecchiezza. E se tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza, adoprati in tal modo in gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il nutrimento." (Leonardo da Vinci)

Due corsi in presenza ad Avellino - Giugno 2024

CopertinaCorsiGiu2024📢 Sono aperte le iscrizioni su SCUOLA FUTURA a due corsi che terrò in presenza ad Avellino a partire dal 17/06/2024, per docenti della regione Campania di ogni ordine e grado. 📅✏️ I posti sono limitati. ⏳🎓 Nel video e in piattaforma dettagli per l'iscrizione. 📹💻

 

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Glossari, AI e didattica

articolo glossariUn glossario preso dal libro di testo 📚 oppure dal web 🌐 non stimola affatto gli studenti, è semplicemente qualcosa da copiare/incollare o da sbirciare durante un’interrogazione. Non certo da leggere e approfondire. Generarlo con l’AI 🤖 è diverso. Lo studente vede che cambiando il prompt ✍️ il risultato cambia e giudica quale versione preferisce. Può intervenire per avere descrizioni più o meno lunghe e dettagliate, chiedere un linguaggio tecnico o piuttosto semplice e accessibile.

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Più orti e meno snack

Tempo fa la politica discuteva di 'sugar tax', cosa opportuna secondo me, ma non se ne fece nulla. Talora faccio il rompiscatole con gli studenti, inducendoli a leggere la lista degli ingredienti di ciò che acquistano o che portano da casa. Oggi ho fatto un salto di qualità (come rompiscatole). Mi sono messo per qualche minuto accanto al distributore a scansionare con l’app che uso al supermercato (e che mi sembra affidabile) i prodotti che l’alunno malcapitato prelevava.

E per la prima volta ho visto un prodotto con un punteggio di 0 su cento! Non ho dubbi che sia tutto legalmente in regola, immagino che le società che installano questi distributori nelle scuole abbiano una regolare licenza di somministrazione di alimenti e che i prodotti siano regolarmente in commercio e privi di ingredienti proibiti. Ma questo non impedisce di vendere ad adolescenti uno snack con quattro additivi, di cui tre segnalati potenzialmente a rischio, e pieno di sale. Oppure bevande piene di zuccheri e additivi.

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#OutdoorLearning

or

Seconda A. 🌿 A maggio due ore consecutive di informatica possono diventare pesanti. Così, poichè l’orto didattico della nostra scuola è aperto a tutte le discipline, dopo un’ora ai computer 💻 in laboratorio e dopo aver introdotto brevemente le tecniche di apprendimento del machine learning, abbiamo individuato una APP adatta, testandone l’affidabilità sulle piante etichettate nel nostro orto 🌺 Ci siamo quindi avventurati alla caccia di piante selvatiche commestibili o con proprietà medicinali🌿 Ora gli studenti hanno nei loro smartphone un mini-database delle specie locali, un potenziale dataset per altre materie. Ps: abbiamo anche preso un po’ di sole 🌞 e di aria, che male non fa.

UDA con chatGPT, un esempio

UDANella sesta puntata della mia serie di video dedicata all'intelligenza artificiale generativa, costruiamo un prompt articolato da riutilizzare ogni volta che progettiamo un'UDA, al fine di ottenerla in modo coerente con i nostri standard scolastici o comunque con i nostri desiderata.

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ChatGPT e didattica laboratoriale

DidatLaborIn questo video propongo un esempio di come chatGPT può aiutarci a predisporre un'attività laboratoriale, consentendoci di focalizzarci sugli aspetti essenziali, omettendo le fasi di ricerca su web e di copia-incolla, sulle quali gli studenti sono già fin troppo allenati.

Formazione di base in cybersecurity

Copia di CORSO

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15 considerazioni contro i gruppi WhatsAPP nel lavoro dell'insegnante

Collaborare sì ma senza confusione

Perché penso che sia sbagliato, per un insegnante, usare i gruppi WhatsApp come strumento di lavoro.

E perché in questo anno scolastico abbandonerò tutti i gruppi WhatsApp, a partire da quelli dei consigli di classe.

Ancora sui voti

Tra l’assessore dell’Alto Adige che chiede di abolire i voti al di sotto del 4 e il Ministro che si dice contrario, io penso che bisognerebbe abolire proprio i voti. Non ho mai messo voti troppo bassi perché effettivamente sono umilianti, ma anche i voti più alti falsano il rapporto maestro allievo. Vanno bene all'università dove il rapporto è rarefatto.

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Istruzione tra merito, burocrazia e innovazione

Un altro mio articolo pubblicato da Nuovo Meridionalismo

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Quale didattica?

Se c’è una cosa sulla quale mi sembra che tutti gli insegnanti siano d’accordo è che uno dei problemi principali della scuola sia l’eccesso di direttive provenienti dalle amministrazioni centrali. Io credo che in queste condizioni bisogna stare attenti a mantenere la bussola sulla formazione degli studenti, non sulla mera soddisfazione dei requisiti ministeriali. Sono convinto che ai ragazzi oggi occorrano essenzialmente due contesti didattici, dove uno di essi rappresenta forse un passo indietro e l'altro uno avanti. E cioè una didattica tradizionale in aula e una innovativa didattica laboratoriale in grado di far germogliare competenze reali.

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Informatica più che digitale

Leggo un titolo con un virgolettato attribuito al ministro dell'istruzione: "riaddestrare i docenti al digitale". In tre parole ve ne sono due sbagliate. Una è ovvia, 'addestrare' è più adeguata per gli animali del circo (e comunque anche lì sono contrario ad addestramenti e all'uso stesso degli animali).

L'altra è, vi stupirete, proprio 'digitale'. Il fatto è che nelle scuole le tecnologie digitali si usano e anche molto. E i docenti non è che le usino poi così male. Quello che non va è il fatto che il digitale è arrivato a sostituire il cartaceo senza produrre una transizione verso un sistema più efficiente (anzi spesso complicandolo).

Se prima si scrivevano 10 documenti cartacei, oggi si scrivono 10 documenti word, sempre riportando a mano le stesse informazioni, sempre ottenendo documenti stand-alone, nei quali ogni lavoro non elimina né semplifica quello successivo. E nemmeno produce valore aggiunto.

Si dovrebbe abbandonare il termine digitale e tornare a parlare di informatica, ovvero informazione automatica.

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Quale sistema operativo nelle scuole?

C'è una cosa nella quale ho sempre fallito nella scuola: promuovere l'uso di Linux tra i colleghi.

Ricordo che durante il primo anno di insegnamento in una saletta ad uso dei docenti dove c'erano tre PC anziani con Windows XP, lenti e pieni di virus, presi l'iniziativa, per alleggerirli e rimetterli in sicurezza, di installare Linux; non fu un lavoro veloce perché mi presi la briga di recuperare e mantenere tutti i documenti pre-esistenti.

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Un software per il docente

La gestione delle attività legate alla professione dell'insegnante diviene sempre più complessa. Soprattutto in alcuni ordini di scuola, la quantità di adempimenti burocratici e di documenti da produrre è notevole e toglie spazio alla nostra vera mission, una didattica realmente coinvolgente.

In questo contesto si aggiunge un altro aspetto negativo: per come è usata, la digitalizzazione molto spesso non aiuta, ma aggiunge ulteriore complessità. Manca stranamente un software "gestionale" per il docente, al pari di tante altre professioni, mentre le piattaforme dei registri elettronici sono focalizzate sulle esigenze degli studenti e delle amministrazioni.

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Google sites. La web app che può rivoluzionare la didattica.

C'è uno strumento che nella scuola italiana è sovrautilizzato, la presentazione. Troppo spesso, soprattutto nelle discipline di area generale, non tecniche, la spinta all'innovazione digitale si riduce a un "e ora per casa fate un PowerPoint". Nella scuola superiore gli alunni giungono già con una ottima abilità a realizzare presentazioni efficaci e, però, è spesso l'unica tecnologia di office automation che sanno utilizzare e che quindi tendono a utilizzare per qualsiasi scopo.

Non di rado mi è capitato di chiedere agli alunni in ingresso dalla media una relazione di solo testo e riceverla in formato pps. Non ho nulla contro le presentazioni, ma vanno usate laddove sono indicate, per accompagnare una esposizione orale ad esempio.
Alzando lo sguardo, dovremmo avvicinare i ragazzi, anche quelli che non frequentano istituti ad indirizzo informatico, ad altre tecnologie, ad esempio alla realizzazione di app e di siti web.

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L'uscita dalla DAD

uscita dalla DADsPrescindendo dalla situazione epidemiologica, dalla valutazione del rischio, dall'impatto reale delle scuole sulla diffusione dei contagi, tutte cose che preferisco lasciare agli esperti e alle autorità preposte, anche per non entrare nella stantia contrapposizione NO-DAD / SI-DAD, vorrei fare una riflessione sulla modalità di uscita dalla DAD.

Infatti, mentre si discute molto sull'opportunità o meno di svolgere attività in presenza, si mette meno in dubbio il fatto che la transizione debba avvenire attraverso una fase di didattica integrata, con una parte di alunni in collegamento e una parte in presenza.

E questo a me sembra un errore. Ho già avuto modo di sperimentare per poco tempo la doppia platea e posso dire (e con me tutti i colleghi con i quali mi sono confrontato) che non si riesce a seguire adeguatamente i ragazzi in collegamento remoto, quando si deve controllare e interagire con quelli in presenza.

Riflettiamo invece sui dati di fatto, che sono sotto gli occhi di tutti gli insegnanti di scuola superiore.

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Discutiamo tutti di DAD, ma i ragazzi cosa pensano?

Ho somministrato agli studenti delle mie nove classi un sondaggio anonimo sulla mia didattica in DAD. I dati aggregati li discuteremo insieme durante questa settimana. Trovo che ciò stimoli positivamente il senso critico dei ragazzi e offra a me spunti per il miglioramento futuro.

Tra gli esiti più interessanti c'è il fatto che il numero degli studenti che ritiene la dad efficace rappresenta la maggioranza assoluta (70%) e che per il 30% circa addirittura la dad sarebbe più efficace della lezione in presenza (per il 40% è invece equivalente). Un quarto circa dei miei alunni la ritiene negativa rispetto alla scuola in presenza. Sono relativamente pochi i "non saprei".

Google Classroom promosso a pieni voti. Per l’83% la scelta di Google Classroom come piattaforma didattica digitale unificata nella scuola è completamente positiva (risposta: tutto OK); invece solo l’8% la boccia, e un altro 8% distingue in base alle discipline.

A fronte del fatto che la difficoltà di connessione è il mantra/pretesto che noi docenti ascoltiamo tutti i giorni, nel sondaggio anonimo oltre il 60% afferma di non aver avuto problemi tecnici di connessione, mentre i restanti segnalano problemi per lo più transitori e sporadici.

Il libro di testo ha avuto, in queste circostanze, un gradimento tiepido ma tutto sommato ancora positivo, più alto quello riservato al materiale condiviso da me in piattaforma, altissimo (il dato che mi ha fatto più piacere) quello per le mie videolezioni.

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DAD, Compiti e Voti

Sono iscritto a tanti gruppi di insegnanti e dedico ogni giorno un po’ di tempo alle discussioni. Uno degli argomenti più sollecitati in questo periodo, con richieste di aiuto e tutorial è il seguente: come impedire agli alunni in DAD di modificare il compito dopo la valutazione su classroom.

Quando rileggo un libricino che scrissi per raccontare l’esperienza del mio primo anno di insegnamento, noto che non “mi condivido più” su tante cose, che poi ho compreso con l’esperienza scolastica. Su una però non ho cambiato opinione, la  mia contrarietà al voto.

Nella scuola, a differenza che all’università, si cresce anche attraverso il rapporto con i docenti. E il voto produce una grave distorsione di questo rapporto. Perchè tanti colleghi sono preoccupati che l’alunno corregga il proprio lavoro? Perché non possono più dimostrare che il quattro che gli hanno dato è motivato? E’ questo il nostro compito? Cogliere un ragazzo in fallo e bloccarlo in quel ruolo?

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