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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

Scuola

"Acquista cosa nella tua gioventù che ristori il danno della tua vecchiezza.
E se tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza,
adoprati in tal modo in gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il nutrimento."
(Leonardo da Vinci)

Sulle mie esperienze come insegnante

C'è uno strumento che nella scuola italiana è sovrautilizzato, la presentazione. Troppo spesso, soprattutto nelle discipline di area generale, non tecniche, la spinta all'innovazione digitale si riduce a un "e ora per casa fate un PowerPoint". Nella scuola superiore gli alunni giungono già con una ottima abilità a realizzare presentazioni efficaci e, però, è spesso l'unica tecnologia di office automation che sanno utilizzare e che quindi tendono a utilizzare per qualsiasi scopo.

Non di rado mi è capitato di chiedere agli alunni in ingresso dalla media una relazione di solo testo e riceverla in formato pps. Non ho nulla contro le presentazioni, ma vanno usate laddove sono indicate, per accompagnare una esposizione orale ad esempio.
Alzando lo sguardo, dovremmo avvicinare i ragazzi, anche quelli che non frequentano istituti ad indirizzo informatico, ad altre tecnologie, ad esempio alla realizzazione di app e di siti web.

uscita dalla DADsPrescindendo dalla situazione epidemiologica, dalla valutazione del rischio, dall'impatto reale delle scuole sulla diffusione dei contagi, tutte cose che preferisco lasciare agli esperti e alle autorità preposte, anche per non entrare nella stantia contrapposizione NO-DAD / SI-DAD, vorrei fare una riflessione sulla modalità di uscita dalla DAD.

Infatti, mentre si discute molto sull'opportunità o meno di svolgere attività in presenza, si mette meno in dubbio il fatto che la transizione debba avvenire attraverso una fase di didattica integrata, con una parte di alunni in collegamento e una parte in presenza.

E questo a me sembra un errore. Ho già avuto modo di sperimentare per poco tempo la doppia platea e posso dire (e con me tutti i colleghi con i quali mi sono confrontato) che non si riesce a seguire adeguatamente i ragazzi in collegamento remoto, quando si deve controllare e interagire con quelli in presenza.

Riflettiamo invece sui dati di fatto, che sono sotto gli occhi di tutti gli insegnanti di scuola superiore.

Ho somministrato agli studenti delle mie nove classi un sondaggio anonimo sulla mia didattica in DAD. I dati aggregati li discuteremo insieme durante questa settimana. Trovo che ciò stimoli positivamente il senso critico dei ragazzi e offra a me spunti per il miglioramento futuro.

Tra gli esiti più interessanti c'è il fatto che il numero degli studenti che ritiene la dad efficace rappresenta la maggioranza assoluta (70%) e che per il 30% circa addirittura la dad sarebbe più efficace della lezione in presenza (per il 40% è invece equivalente). Un quarto circa dei miei alunni la ritiene negativa rispetto alla scuola in presenza. Sono relativamente pochi i "non saprei".

Google Classroom promosso a pieni voti. Per l’83% la scelta di Google Classroom come piattaforma didattica digitale unificata nella scuola è completamente positiva (risposta: tutto OK); invece solo l’8% la boccia, e un altro 8% distingue in base alle discipline.

A fronte del fatto che la difficoltà di connessione è il mantra/pretesto che noi docenti ascoltiamo tutti i giorni, nel sondaggio anonimo oltre il 60% afferma di non aver avuto problemi tecnici di connessione, mentre i restanti segnalano problemi per lo più transitori e sporadici.

Il libro di testo ha avuto, in queste circostanze, un gradimento tiepido ma tutto sommato ancora positivo, più alto quello riservato al materiale condiviso da me in piattaforma, altissimo (il dato che mi ha fatto più piacere) quello per le mie videolezioni.

Sono iscritto a tanti gruppi di insegnanti e dedico ogni giorno un po’ di tempo alle discussioni. Uno degli argomenti più sollecitati in questo periodo, con richieste di aiuto e tutorial è il seguente: come impedire agli alunni in DAD di modificare il compito dopo la valutazione su classroom.

Quando rileggo un libricino che scrissi per raccontare l’esperienza del mio primo anno di insegnamento, noto che non “mi condivido più” su tante cose, che poi ho compreso con l’esperienza scolastica. Su una però non ho cambiato opinione, la  mia contrarietà al voto.

Nella scuola, a differenza che all’università, si cresce anche attraverso il rapporto con i docenti. E il voto produce una grave distorsione di questo rapporto. Perchè tanti colleghi sono preoccupati che l’alunno corregga il proprio lavoro? Perché non possono più dimostrare che il quattro che gli hanno dato è motivato? E’ questo il nostro compito? Cogliere un ragazzo in fallo e bloccarlo in quel ruolo?

Sto cambiando opinione sul termine "generazione digitale". Resta vero che utilizzano i dispositivi e le applicazioni senza neppure chiedersi come essi siano fatti, che eccellono soprattutto nell'uso veloce e meccanico e sono spesso privi di una reale competenza di tipo informatico.

Però in alcuni casi mi stupiscono; e se poi li confronto con la mia generazione …

In questo anno di didattica quasi esclusivamente digitale ho spinto sempre più sulle attività cloud, in particolare sulla piattaforma in uso nella mia scuola (G Suite ora denominata Google Workspace). In questi giorni ho proposto nelle prime un'attività che è stata molto gradita dagli alunni. Sono ragazzi provenienti dalla scuola media, molti di loro non hanno mai realmente usato un Word Processor e stanno iniziando solo ora, dopo che nella prima parte dell'anno ci siamo occupati di altri argomenti. Sono invece abituati a usare PowerPoint, che sembra molto gettonato alle scuole medie, e all'inizio tendono a volerlo usare per qualsiasi cosa, addirittura per una lettera o una relazione! Anche su questo scavalcare le fasi penso andrebbe fatta una riflessione. Partire da app grafiche o didattiche senza le basi, introduce una distorsione; e le basi, per un documento elettronico, sono le proprietà dei caratteri e dei paragrafi.

Riflettevo sul continuo confronto tra lezioni in presenza e sessioni sincrone on line. Nelle riflessioni che leggo in giro mi sembra che manchi spesso un elemento fondamentale, ovvero il modo con cui la lezione sincrona viene condotta. Molti insegnanti partono da un punto fermo, costituito dal proprio modo di insegnare, e lo calano inalterato in entrambi i contesti di fruizione. E poiché lo si è costruito nel tempo esercitando lezioni frontali è facile constatare che proprio lì abbia la massima efficacia.

Così può capitare che un insegnante affronti una lezione a distanza senza curarsi della qualità del proprio audio, dell'inquadratura, della qualità della connessione. Che non utilizzi materiale multimediale, né software di alcun tipo, che faccia lunghi monologhi. A distanza, molto più che in classe, è normale, secondo me, che l'attenzione cali. E a nulla serve obbligare gli alunni a mantenere la videocamera attiva, avranno di fronte un volto che guarda uno schermo, dove però non necessariamente la finestra col focus è quella con l'insegnante.

Io sto cercando empiricamente la strada migliore per una lezione DAD, finora sono arrivato alle seguenti conclusioni, ditemi cosa ne pensate e suggeritemi eventuali ulteriori accorgimenti che avete individuato.

Mi è venuta un'idea, non so se qualcuno ci ha già pensato.

Insegnare con la mascherina sarà difficile, saremo portati ad alzare la voce per compensare l'indisponibilità del labiale e l'assorbimento acustico della mascherina. Alzare la voce significa inoltre emettere più droplet.

Perché non mettere un piccolo amplificatore audio in ogni classe e dotare ogni docente di un microfono personale? Che ne pensate ? (in particolare lo chiederei agli esperti)

Distinguere tra rischio e pericolo. Semplificando, un pericolo è una cosa negativa che può accadere, per esempio contagiarsi col Covid, cadere dalle scale, prendere la scossa elettrica, eccetera. Un rischio è la valutazione di quel pericolo insieme alla probabilità che possa accadere e, aggiungerei io, all'importanza del compito da svolgere dovendosi assumere il rischio residuo.

Voglio dire che se, ad esempio, ho la probabilità dell'1% di contagiarmi andando in discoteca, non ci vado. Se, sempre come esempio, ho la probabilità dello 0,01% di contagiarmi per non lasciare gli alunni a casa senza istruzione, io credo che debba assumermi questo piccolo rischio. A me una differenza di cento volte tra la discoteca e la scuola sembra verosimile, se a scuola si prendono precauzioni efficaci, ma non sono certo un esperto, ho buttato due numeri a caso; ecco vorrei che i comitati scientifici valutassero, quantificassero e comunicassero (a docenti e famiglie) il rischio, invece sento solo discussioni generiche sui pericoli teorici. Mi sbaglio?

Quando si gestisce una crisi credo sia norma di buon senso occuparsi soprattutto degli aspetti più critici.

Gli alunni di una classe sono un piccolo gruppo, con componenti fissi che si frequentano tra di loro anche a prescindere dalle ore scolastiche. Lo stesso non può dirsi per i frequentatori di una spiaggia, di un bar, di un hotel, di un villaggio, di un treno o aereo.

E allora non capisco quegli insegnanti che, dopo essere stati tranquillamente in vacanza, sono ora ossessionati dalle modalità di ripresa scolastica e talora chiedono proprio quella didattica a distanza che durante il lockdown spesso criticavano.

Certo vanno prese tutte le precauzioni possibili (con mezzi ragionevoli) per minimizzare i pericoli, ma non pretendere l'azzeramento totale di un rischio, peraltro un mese dopo che si è liberamente scelto, senza batter ciglio, un rischio maggiore.

I due grafici mostrano l'andamento delle visualizzazioni e dei tempi di visualizzazione del mio canale YouTube negli ultimi due anni. Riporto solo la curva per un'analisi qualitativa e non quantitativa, il mio è un piccolo canale, i numeri assoluti sono irrilevanti.

Quello che si vede senza alcun dubbio è il forte incremento corrispondente ai mesi di lockdown. Il dato dipende molto poco dalla mia attività didattica e dai miei alunni (tutti i miei video hanno avuto un incremento, non solo quei pochissimi che ho usato io nei mesi di DAD).

L'algoritmo di YouTube negli ultimi tempi cercava di adularmi, "il tuo canale sta avendo successo" mi scriveva. Non credo fosse vero, è stata una parentesi legata alle circostanze, che può forse insegnarmi qualcosa.

Non c'è dubbio che, tra gli informatici, gli specialisti della cybersecurity sono, e sempre più saranno, tra i profili più richiesti dal mercato del lavoro.

I crimini saranno sempre più digitali e i danni alle aziende arriveranno sempre più frequentemente da circostanze connesse al trattamento dei dati. Gli investimenti in termini di risorse informatiche, sia umane che infrastrutturali, sono importanti, ma risultano vanificati in presenza di comportamenti errati e inconsapevoli del personale che utilizza i computer.

Correggetemi se sbaglio, ma a me pare che un po' tutti i commenti sulla scuola che leggo in questo periodo siano accomunati da due considerazioni.

La prima, la didattica a distanza non va bene; sul perché non vada bene poi le analisi si diversificano, ma la bocciatura dello strumento digitale mi sembra unanime, con l'eccezione dei soli "tech-savvy teachers".

La seconda, come ritornare alla didattica precedentemente in essere.

Sulla prima. Didattica a distanza non è sinonimo di didattica digitale. Ci può essere buona e cattiva didattica sia quando impiega strumenti digitali, sia se li evita. La distanza invece deriva da un'esigenza contingente, e le tante critiche se non sono associate a proposte/idee alternative non mi sembrano utili.

Auguri al mio canale YouTube che oggi festeggia 20000 visualizzazioni. Eh, lo so, sono poche rispetto a quelle dei veri youtuber.

Eppure a volte qualche alunno mi chiede "prof, quanto guadagna con yt ?". Ahahah :-) ovviamente non denaro. Guadagno il piacere di tenermi in esercizio, di non annoiarmi. Il piacere di fare qualcosa in più per loro.

Poi sono contento ogni volta che scopro che un video è stato utile anche ad altri, ad alunni non miei, talora inaspettatamente anche a studenti universitari.

E ora iscrivetevi, che dobbiamo arrivare a 30000 :-)

Quando ho iniziato ad insegnare, sette anni fa, ho percepito subito con fastidio la retorica, allora imperante, dei "nativi digitali". Il corpo insegnante era compatto nel riconoscere in ogni alunno un mago dell'informatica. Ciò contrastava in modo stridente con la mia esperienza quotidiana in classe.

Oggi la situazione è cambiata, molti insegnanti sono consapevoli che non si posseggono competenze digitali per "diritto di nascita". Però,  parlando con i colleghi e leggendo molti post in rete sull'argomento, emerge soprattutto un aspetto: la pressoché nulla abilità di molti ragazzi nell'uso della tastiera.


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