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"Ché perder tempo a chi più sa più spiace" (Dante Alighieri)

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Dal rituale in cabina al vocale su whatsapp

Quello fisso in casa era l'unico telefono privato del quale gli adolescenti della mia generazione potevano disporre, ma non era molto amato, era complicato poterlo usare con un po’ di privacy.

Per fortuna c'era la cabina telefonica. Il piacere della telefonata (per conversare, non quella per brevi comunicazioni) iniziava proprio dalla scelta della cabina. Ognuno aveva le sue preferite, non si usava necessariamente quella più vicina. Ad esempio il luogo non doveva essere affollato e rumoroso, ma tranquillo e, d’estate, non troppo soleggiato, insomma confortevole.

A volte trovavi il telefono fuori servizio, ma non era questa la cosa peggiore. L’inconveniente che mi faceva arrabbiare era quando, magari all’inizio della telefonata, ti giravi e vedevi un tizio in attesa; che poi appena si accorgeva che tu lo avevi notato, guardava l'orologio accentuando il movimento del braccio.

Sono abbastanze vecchio da ricordare, sia pure in modo lontanissimo, quel telefono dove il gettone si appoggiava in alto e c’era un pulsantino che, meccanicamente, lo faceva cadere all’interno. Andava premuto solo in caso di risposta, altrimenti rischiavi di sprecare il gettone.Poi il telefono un po’ più automatico, inserivi i gettoni (più tardi accetterà anche le 100 e le 200 lire) e terminata la telefonata ti restituiva quelli non consumati. Quindi ancora la sostituzione del disco combinatore con la 'futuristica' tastiera.

E poi la lunga epopea delle carte magnetiche. Se non ricordo male le prime venivano inserite e non più espulse quando esaurite. Poi tutte le altre no, infatti ne ho un bel po’ conservate. Alcune perchè erano belle, altre come ricordo per viaggi all’estero. Quelle prese in unione sovietica nel 1991 sono davvero splendide, fortunatamente ne ho parecchie (il motivo? era il mio primo viaggio di lavoro dopo aver conosciuto mia moglie e sul telefono non badavo a spese!).

Prima di una telefonata importante, entrare in cabina e chiudere la porta aveva un ché di sacro, un momento di raccoglimento, quasi di meditazione. E chi si curava del fatto che la cornetta fosse quasi sempre sporca? La portavo al volto senza neppure pulirla, al massimo passavo velocemente l’avambraccio sul microfono, che, secondo me, lungi dal disinfettarla, quasi rischiava di risvegliare i virus; oggi sarebbe impensabile.

Il telefono cellulare ha messo fine a tutto ciò. Si telefona mentre si cammina, in autobus o al ristorante nonostante i presenti non siano interessati. E poi arriva lo smartphone: ne abbiamo guadagnato in comodità ed efficienza. Quindi ancora OK.

Quello che invece non riesco ad accettare sono i messaggi vocali, quelli dove ti parlano per 3 lunghissimi minuti e magari concludono ‘Leonardo … quindi … ti rimando per email il documento da modificare...’ (ma mandamelo e basta!). Bè, questi vocali proprio non li sopporto, allora a questo punto, vi dico, ma ... ridatemi la cabina telefonica (... e i miei vent’anni!).

my_old_tech #5

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