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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

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Esattamente due anni fa ho scritto su questo blog un articolo in occasione dei sessanta anni dalla tragica morte di Alan Turing, avvenuta il 7 Giugno del 1954. Questo gigante della logica matematica è forse oggi più conosciuto, grazie anche a libri e film, per il suo ruolo nella crittografia militare durante la seconda guerra mondiale.

Va però ricordato anche e soprattutto per la Macchina di Turing, precursore dei computer. Fin dall’antichità l’uomo ha costruito macchine per il calcolo automatico, usando le tecnologie disponibili nelle varie epoche, ma sempre realizzate in “hardware”. Invece il modello di Turing è una macchina programmabile; ha immaginato un nastro con una testina mobile che può leggere e scrivere simboli. Il suo funzionamento è definito, per ciascun algoritmo, da una funzione di transizione, composta da quintuple, ciascuna delle quali esprime una “istruzione” del tipo: se sei in un certo stato e leggi il tale simbolo, allora scrivi quest’altro simbolo, poniti in quest’altro stato e muovi il nastro nel seguente modo.

Da questo modello computazionale, apparentemente semplice ma in grado di eseguire qualsiasi algoritmo, nasce il moderno computer basato sulla cosiddetta architettura di Von Neumann,  evoluzione del modello di Turing .

Il bello è che questa invenzione, ma sarebbe meglio dire scoperta, deriva non dalla ricerca tecnologica, ma dalla matematica pura, in quanto Turing studiava le conseguenze dei teoremi di incompletezza di Gödel, a loro volta nati da una delle celebri sfide che Hilbert aveva lanciato ai matematici all’inizio del secolo. Uno dei tanti fatti su cui far riflettere coloro che affermano che, nella vita quotidiana, la matematica non serve a niente.


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