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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

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Grace Murray Hopper (New York, 1906 - Arlington, 1992) ha raggiunto livelli di eccellenza in ben tre diversi ambiti: militare in carriera fino ai più alti gradi, matematica brillante e, soprattutto, informatica d'eccezione.Grace Hopper

È annoverata tra quei pionieri dell'informatica che, operando nel solco aperto da Turing e da Von Neumann, hanno realizzato i primi elaboratori digitali programmabili. Tra l'altro Grace Hopper ha ideato il primo compilatore e progettato il celebre linguaggio COBOL. È nota anche per aver introdotto il termine bug, oggi di uso universale per indicare un errore nei programmi.

Una sua frase molto ripresa come citazione e che anticipa i temi dei filosofi dell'informatica è questa: "To me programming is more than an important practical art. It is also a gigantic undertaking in the foundations of knowledge." (Per me la programmazione è più di un'importante arte pratica. È anche un'impresa gigantesca nei fondamenti della conoscenza).

Parlando del computer diceva che "... was the first machine man built that assisted the power of his brain instead of the strength of his arm" (è stata la prima macchina costruita dall'uomo che aiuta le capacità del suo cervello invece della forza delle sue braccia).

Leggendo la sua biografia, un particolare mi ha colpito davvero. Una delle mie "fissazioni" da quando insegno, cioè da quando non lavoro più in un contesto di soli informatici, è la convinzione che il principale ostacolo all'introduzione efficace delle tecnologie digitali è la resistenza al cambiamento, la diffusa indisponibilità a modificare le modalità operative. E non mi riferisco tanto al passaggio al digitale, quanto all'abbandono o al miglioramento delle prime abilità apprese in ambito digitale, che diventano presto un'abitudine alla quale si fatica a rinunciare.

Ebbene ho scoperto che anche per Grace Hopper, e con mezzo secolo di anticipo, questo era il problema fondamentale. Ma lei aveva trovato un modo originale per comunicarlo; nel suo ufficio di Washington aveva sulla parete un orologio con le lancette che giravano in senso antiorario e i numeri scritti anch'essi in senso antiorario.

A chi arrivava nel suo ufficio e le chiedeva perché mai usasse un sistema così scomodo, faceva notare come l'altro verso di rotazione non fosse di per sé in alcun modo migliore, ma è solo l'abitudine che lo fa apparire tale. Ed è proprio l'abitudine l'elemento che non ci fa prendere in considerazione altri punti di vista e valutare possibili migliori alternative (in rete si trova anche questa sua citazione "Humans are allergic to change. They love to say "We've always done it this way". I try to fight that. That's why I have a clock on my wall that runs counter-clockwise. " ).

ph credits: wikimedia, di unknown (Smithsonian Institution) - Flickr: Grace Hopper and UNIVAC, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19763543


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