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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

Io Docente Alieno. L’avevo pubblicato, davvero, solo per scherzo, per familiari ed amici.

E invece capita di ricevere un’inattesa e-mail da un lettore autorevolissimo, con un commento estremamente gratificante, oltre che brillante e apportatore di ulteriori spunti di riflessione. Non ho resistito a chiedere il permesso di pubblicarlo.

Leonardo Di Filippo, IO DOCENTE ALIENO, Youcanprint Self-Publishing, 2014-2016

Riparliamone? Certo. Con piacere. Innanzitutto questa è la prova che fino all’ultima pagina ci sono arrivato. Non solo: dall’inizio alla fine il libro l’ho letto senza pause e senza saltare una parola. Dato il carattere autobiografico dell’avventura narrata, ne sto riparlando anch’io in prima persona. Condivido pienamente l’avversione a raccomandate, acronimi, firme al buio, voti, griglie, libri di testo, eccesso di norme, dirigenti delle amministrazioni centrali (sono stato purtroppo ispettore del ministero di cui non riporto l’acronimo). L’ordinanza ministeriale sugli esami di Stato quest’anno comincia con un preambolo di VISTO … VISTA … CONSIDERATO … che si snoda per ben cinque pagine, cosicché nessuno vede e considera i rimandi ai testi normativi citati, presumibilmente nemmeno gli estensori del documento (non sarebbe più ragionevole premettere soltanto: “Viste e considerate tutte le disposizioni normative vigenti in materia”?). Quella voce “gradevole, sorridente” di un’impiegata dall’interno, anzi inferno, della burocrazia all’inizio del proprio itinerario per diventare docente sorprende giustamente l’autore.

Lui è un ingegnere elettronico attratto dall’umanesimo, quindi dalla pedagogia vissuta, che è poi la sola autentica. Perciò il suo modo di rapportarsi con gli adolescenti lo ha messo in sintonia con l’aureo detto di Marco Fabio Quintiliano: “studium discendi voluntate, quae cogi non potest, constat”. La volontà di apprendere non può essere frutto di costrizione. Si può cercare però di suscitarla. Ed ecco gli ostacoli più ardui: libri di testo e voti. Sui libri di testo di oggi, sempre peggiori rispetto al passato, espressioni ormai delle esigenze del mercato editoriale piuttosto che della cultura, si è espresso plausibilmente l’autore.

Ma il capitolo che dal mio punto di vista merita un intenso applauso è quello sulla valutazione. Il voto contraddice l’autenticità del rapporto con l’altro e mortifica la persona. Pienamente d’accordo: bisognerebbe abolirlo (e soprattutto bisognerebbe abolire al più presto l’istituto nazionale per la valutazione del sistema d’istruzione, che ha aggiornato un po’ il nome, ma resta pur sempre obsoleto). Fui docente prima di latino e greco, poi di italiano e latino nei licei classici statali: dal momento che non ci si poteva presentare agli scrutini senza voti, la mia soluzione fu quella di assegnare solo voti positivi. Se un alunno non li meritava, glielo facevo notare e gli raccomandavo di impegnarsi per meritarli. L’espediente riusciva. Non so se funzionerebbe oggi.

Su aspetti positivi e negativi di questa era informatica, che pone nuovi problemi, si esprime con interessanti riflessioni l’autore. Mi accorgo che sto parlando troppo di me. Vorrei segnalare ai futuri lettori del libro, che auspico più numerosi di quei venticinque sospirati da Alessandro Manzoni per il suo, che un aspetto essenziale messo in luce da Leonardo Di Filippo si ricollega al “docendo discitur” di Lucio Anneo Seneca. Se si insegna sul serio, si impara. Ciò comporta un modo nuovo di concepire l’impiego del tempo, che nella nostra scuola sempre in ritardo appare oggetto di sperpero esistenziale.

Altro giudizio da me condiviso in pieno, ci tengo a sottolinearlo, è il giudizio sui bidelli, “figure importantissime” come “ponte tra la realtà e la scuola”.

In definitiva, non mi sembra di esagerare nel dire che, se avessimo più spesso ministri dell’istruzione come Leonardo Di Filippo, alieni e non alienati, forse la scuola potrebbe cominciare a migliorare. Di diventare ministro dell’istruzione però non glielo auguro: il sorriso di quella voce potrebbe ormai essere svanito sulle labbra del silenzio.

Luglio 2016

Biagio Scognamiglio


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