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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

I due grafici mostrano l'andamento delle visualizzazioni e dei tempi di visualizzazione del mio canale YouTube negli ultimi due anni. Riporto solo la curva per un'analisi qualitativa e non quantitativa, il mio è un piccolo canale, i numeri assoluti sono irrilevanti.

Quello che si vede senza alcun dubbio è il forte incremento corrispondente ai mesi di lockdown. Il dato dipende molto poco dalla mia attività didattica e dai miei alunni (tutti i miei video hanno avuto un incremento, non solo quei pochissimi che ho usato io nei mesi di DAD).

L'algoritmo di YouTube negli ultimi tempi cercava di adularmi, "il tuo canale sta avendo successo" mi scriveva. Non credo fosse vero, è stata una parentesi legata alle circostanze, che può forse insegnarmi qualcosa.

Se la didattica a distanza vuole riprodurre le stesse dinamiche di quella in presenza è perdente, perché un'imitazione è sempre inferiore all'originale.

Se la didattica a distanza, ma in questo caso meglio sarebbe dire didattica digitale, abbandona gli schemi del secolo scorso e si apre alle potenzialità dell'e-learning (la videolezione pre-registrata propedeutica ad un'attività autonoma dello studente è solo una delle tante possibilità) è vincente, almeno sul piano della creazione di competenze (non nego che sul piano emozionale, in età scolastica, l'interazione umana in presenza resti insostituibile).

Abbandonare i vecchi schemi didattici non è però facile, due sono secondo me le contro-forze principali: l'abitudine degli insegnanti e la rigidità delle normative vigenti. Ovvero una caratteristica insita nell'umana natura, la resistenza al cambiamento.


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