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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

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Quando ho iniziato ad insegnare, sette anni fa, ho percepito subito con fastidio la retorica, allora imperante, dei "nativi digitali". Il corpo insegnante era compatto nel riconoscere in ogni alunno un mago dell'informatica. Ciò contrastava in modo stridente con la mia esperienza quotidiana in classe.

Oggi la situazione è cambiata, molti insegnanti sono consapevoli che non si posseggono competenze digitali per "diritto di nascita". Però,  parlando con i colleghi e leggendo molti post in rete sull'argomento, emerge soprattutto un aspetto: la pressoché nulla abilità di molti ragazzi nell'uso della tastiera.

Circostanza senz'altro vera (velocissimi sul touch screen dello smartphone quanto impacciati su una tastiera standard), ma credo che sia la più evidenziata solo perché corrisponde ad un'abilità ormai acquisita da molti adulti e da tutti gli insegnanti.

Eppure vi sono tante altre carenze, difficili da accettare nel contesto tecnologico attuale, che vedono coinvolte le nuove generazioni tanto quanto le precedenti.

Solo qualche esempio:

  • Nella produzione di un documento elettronico distanziare paragrafi e contenuti premendo ripetutamente il tasto invio o la barra spaziatrice
  • Usare esclusivamente la formattazione diretta. Non molti infatti utilizzano gli stili, che consentono di non ripetere in ogni punto interessato gli stessi comandi di formattazione, risparmiando tempo e contemporaneamente dando una struttura al documento (e quindi ad esempio potendo generare indici automatici)
  • Operazioni "selvagge" di copia-incolla, che si tirano dietro formattazioni inadeguate al documento di destinazione (font differenti, ecc)
  • Scarsa attenzione alla sicurezza informatica. Appartengono ad entrambe le generazioni coloro che rischiano spesso di lasciare le proprie credenziali quando usano PC condivisi, che tendono a sottovalutare il rischio connesso alla presenza di virus o altro malware sui PC , che impostano password troppo semplici, che percepiscono l'attivazione della doppia autenticazione come un'inutile seccatura, ecc.
  • Gestire male le password degli account. Entrambe le generazioni tendono a dimenticarle (i giovani forse di più) o a custodirle male (gli adulti soprattutto). Quello che varia è piuttosto la reazione; mentre i ragazzi, se possono, abbandonano il vecchio account e ne creano un altro (con tutti i problemi che ne conseguono!), i miei coetanei, più saggiamente, si impegnano per il recupero (comunque ne risulta uno spreco di tempo)
  • Sotto-utilizzare le risorse collaborative in cloud. Ad esempio in molti casi non è una buona pratica scambiarsi email "allegando" i documenti; meglio sarebbe condividerli in lettura o scrittura e inviare il link nel corpo della email. O ancora usarle per evitare l'uso, frequente, deleterio e pericoloso, delle pennette USB

L'elenco potrebbe continuare a lungo (magari è un'idea per un prossimo articolo).

La mia riflessione è che è un bene la consapevolezza che le competenze digitali sono ancora da costruirsi nei nativi digitali, ma lo stesso impegno andrebbe profuso da non pochi miei coetanei.

Gli interventi formativi non mancano, forse però va aggiustato un po' il tiro. Veicolare nuove modalità didattiche oggi emergenti grazie alle tecnologie disponibili è certamente cosa buona, impegnare tempo a spiegare nei dettagli l'uso di una specifica APP didattica è per me tempo male utilizzato nei corsi di formazione.

Mentre le buone APP e i migliori programmi ormai sono auto-esplicativi, l'esigenza di coprire le conoscenze di base delle ICT è letteralmente fondamentale, poiché tali conoscenze sono proprio le "fondamenta" sulle quali si poggia tutto ciò che vorremmo usare in classe.

Capire com'è fatto ad esempio un documento digitale o un'immagine digitale prima ancora di allenarsi all'uso di Word, di Photoshop o dell'ultima app consigliata ai docenti sarebbe auspicabile. E soprattutto, tutti, ma proprio tutti, nel 2019, dovremmo avere almeno un'idea di cosa sia la programmazione dei computer.


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