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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

Vi sono acronimi e tecnologie che di punto in bianco diventano centrali nel mondo della scuola, e ne parlano tutti. Quando ho iniziato a insegnare, il mondo, osservato dalla scuola, mi appariva, incredibilmente, diviso in due: chi usa la LIM e chi la odia. Sì, proprio lei, la LIM, lavagna interattiva mutimediale, una periferica di input/output per la fruizione condivisa, senz’altro utile, ma nient’altro che questo.

Oggi parlare della LIM non è più tanto di moda, altri acronimi emergono avvolti da una mistica aura. Uno di questi è BYOD. Bring your own device. Nella lingua di Dante: porta il tuo strumento. Ovvero: utilizza il tuo tablet o il tuo smartphone nel contesto didattico.

La cosa strana è che i più ne parlano come qualcosa di futuribile e complesso. Ora io non vorrei qui sottovalutare i rischi per la sicurezza in ambito aziendale e per la privacy in quello scolastico, ma solo raccontarvi una soluzione che ho provato oggi in alcune classi e che, secondo me, coniuga semplicità e sicurezza e, inoltre, offre lo spunto per una lezione di introduzione alle reti, nelle classi che ancora non le hanno approcciate nella programmazione di informatica.

Mi sono presentato in aula con un piccolo switch, un access point, una manciata di cavi e il portatile del laboratorio informatico dove già è installato Moodle (ne ho parlato in un post tempo fa).

Poi, insieme alla classe, incuriosita, ho:
- configurato l’access point e collegato allo switchmy sistema byod
- collegato il pc allo switch e assegnato un ip statico al pc
- aperte le porte necessarie sul firewall del pc (spiegando perchè)
- avviato un server dhcp (spiegando cosa fa)
- avviato web server apache, sistema gestione data base MySQL e Moodle
- invitato gli alunni a collegarsi con i loro tablet all’access point e a loggarsi su Moodle

Dopo una prima breve esplorazione di qualche caratteristica “divertente” di Moodle, come chat e forum (in fondo so’ ragazzi !), si sono ritrovati di fronte un test di verifica che avevo predisposto. Stranamente non si sono ribellati (mi sarei aspettato obiezioni come: "non eravamo stati avvisati", "ormai manca solo un quarto d’ora", ecc.) e hanno allegramente iniziato l’esercizio.

Personalmente ho constatato, nel testare questa mia idea, i seguenti aspetti positivi:
motivazione - gli alunni sono realmente entusiasti di poter usare i loro dispositivi a scuola
sicurezza e privacy - la rete era chiusa all’interno dell’aula, nessun dato su servizi web esterni
efficacia - non era possibile cercare le risposte sul web restando connessi alla rete dell’aula
appartenenza - per i ragazzi rete è sinonimo di internet; sperimentare invece una intranet creata “on the fly” dalla classe e ad essa limitata rafforza il senso del gruppo di lavoro.

Un Post scriptum tecnico per completezza: lo switch può sembrarvi superfluo; l’ho usato perché mi consente di collegare anche il pc della LIM e mostrare alla classe il pannello admin di Moodle oppure, se siamo nel laboratorio di informatica, collegare, dopo averlo disconnesso dalla dorsale in quanto il dhcp potrebbe creare disservizi, anche lo switch cui sono attestate le postazioni PC, che diventano così altrettanti client di Moodle.


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