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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

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Vi racconto come una giornata che si annunciava noiosa è diventata emozionante. Oggi, uscendo da un deludente seminario a Napoli, mi sembrava di aver sprecato del tempo. Cosa c'è di peggio della sensazione di aver perso tempo?

Mi è venuto in mente che, stranamente, dopo la laurea non ero mai più ritornato nella mia università, proprio lì vicino, al piazzale Tecchio, a tre minuti di macchina. D'impulso, avendo del tempo da perdere prima degli altri impegni del pomeriggio, ho deciso di andare lì. Era strano notare come nulla sembrava cambiato. Ad iniziare dal parcheggiatore abusivo che pretende dei soldi anche se hai regolarmente parcheggiato nelle strisce blu (ma avere la macchina già dotata di graffi e ammaccature mi consente di non sottostare a questi ricatti ...)

io al politecnico

Ho girovagato un po' nelle aule, ascoltato scampoli di lezione. Mi sono improvvisamente arrestato, con gli occhi rivolti in alto a catturare ricordi, davanti allo strapuntino dove ero solito restare seduto, con le mani sudate, in attesa che giungesse l'ora della seduta d'esame.

In biblioteca ho sbirciato i calcoli che gli studenti tracciano sui loro notes; ho pensato che ciò che veramente dà gioia nello studio tecnico-scientifico è l'istante in cui, dopo lungo pensare, afferri in un attimo, pienamente un concetto.

Tutto mi è apparso come fermo ai primi anni Ottanta. Così sono andato al centro di calcolo, che assiduamente frequentavo soprattutto negli ultimi due anni. Qui una delusione. Dove ero solito sedermi al perforatore di schede (prima o poi vi parlerò di come si programmava all'epoca), ora c'è una coppia di postazioni PC. Quell'angolo che a me pareva sacro e magico, ora appare banale e scontato.

Alla ricerca di qualcosa da mangiare, mi sono avviato in direzione del fabbricato dove avevo il posto letto; ho percorso quel viale come facevo, molto più affamato, con i compagni di appartamento alla vana ricerca di un negozio di alimentari ancora aperto, dopo che ci eravamo resi conto (in genere ciò accadeva il mercoledì sera) di aver terminato tutte le pietanze che le nostre madri elargivano alla nostra partenza da casa, ad inizio settimana.

La cassiera, mentre batteva lo scontrino del trancio di pizza, mi ha detto sorridendo “a quest'ora anche lei ha il prezzo studenti !”

Perché, non sono uno studente?“, le ho risposto.


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