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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

Ho avuto la fortuna, da ragazzo, di crescere sì, in città, ma a soli 30 metri dalla spiaggia. Anche se proprio in quel periodo si coglievano i primi segnali di inquinamento, il mare era ancora pulito a Salerno, era ancora vivo.

Trascinando una paletta sul fondo sabbioso uscivano allo scoperto cannolicchi, paguri, granchietti, stelle marine. Leggermente più raro era catturare un cavalluccio marino. Ad eccezione di un cannolicchio che una volta mio padre mangiò vivo prima che lo riponessi nel secchiello (chissà perché certi ricordi insignificanti restano indelebili), li tenevo per un giorno a casa e poi la mattina successiva li restituivo vivi al mare. Ricordo che nel giro di pochissimi anni questa vita marina a un passo dalla battigia sparì improvvisamente e completamente e la cosa mi stupì non poco.

Salerno

Poi iniziammo a spostarci negli stabilimenti balneari ancora più ad est, e allora ci sembrava un miglioramento (forse perché avevamo il tesserino per entrare e questo ci faceva sentire importanti), ma non lo era. Infatti oggi ricordo con più nostalgia la prima fase, quando insieme agli altri ragazzi del palazzo ci avviavamo da casa direttamente in costume e ciabatte e la cosa sembrava del tutto normale.

A volte si noleggiava un pattino, un moscone lo chiamavamo, per fare i tuffi al largo. Eravamo tanti a bordo (salivano tutti, amici, amici degli amici, sconosciuti imbucati) che prendeva il mare semisommerso, si remava con difficoltà e ogni tanto, se il mare non era piatto, qualcuno cadeva in acqua e continuava a seguirci appeso all'imbarcazione.

Se avevamo soldi, riattraversavamo il lungomare con i capelli bagnati per farci preparare un panino da don Silvio, il salumiere. Lì io ero una voce fuori dal coro, gli altri ragazzi chiedevano un panino con la Nutella, io con le melanzane sott'olio, qualche volta con i peperoni. Gli amici mi guardavano perplessi, "Leona’, ma davvero ti piace quella roba lì? “


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