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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

"Quando si scrive si va incontro a qualcosa di imprevedibile,
e io non posso impormi uno svolgimento prestabilito"
(Carl Gustav Jung)

Mi è venuta un'idea, non so se qualcuno ci ha già pensato.

Insegnare con la mascherina sarà difficile, saremo portati ad alzare la voce per compensare l'indisponibilità del labiale e l'assorbimento acustico della mascherina. Alzare la voce significa inoltre emettere più droplet.

Perché non mettere un piccolo amplificatore audio in ogni classe e dotare ogni docente di un microfono personale? Che ne pensate ? (in particolare lo chiederei agli esperti)

Distinguere tra rischio e pericolo. Semplificando, un pericolo è una cosa negativa che può accadere, per esempio contagiarsi col Covid, cadere dalle scale, prendere la scossa elettrica, eccetera. Un rischio è la valutazione di quel pericolo insieme alla probabilità che possa accadere e, aggiungerei io, all'importanza del compito da svolgere dovendosi assumere il rischio residuo.

Voglio dire che se, ad esempio, ho la probabilità dell'1% di contagiarmi andando in discoteca, non ci vado. Se, sempre come esempio, ho la probabilità dello 0,01% di contagiarmi per non lasciare gli alunni a casa senza istruzione, io credo che debba assumermi questo piccolo rischio. A me una differenza di cento volte tra la discoteca e la scuola sembra verosimile, se a scuola si prendono precauzioni efficaci, ma non sono certo un esperto, ho buttato due numeri a caso; ecco vorrei che i comitati scientifici valutassero, quantificassero e comunicassero (a docenti e famiglie) il rischio, invece sento solo discussioni generiche sui pericoli teorici. Mi sbaglio?

Quando si gestisce una crisi credo sia norma di buon senso occuparsi soprattutto degli aspetti più critici.

Gli alunni di una classe sono un piccolo gruppo, con componenti fissi che si frequentano tra di loro anche a prescindere dalle ore scolastiche. Lo stesso non può dirsi per i frequentatori di una spiaggia, di un bar, di un hotel, di un villaggio, di un treno o aereo.

E allora non capisco quegli insegnanti che, dopo essere stati tranquillamente in vacanza, sono ora ossessionati dalle modalità di ripresa scolastica e talora chiedono proprio quella didattica a distanza che durante il lockdown spesso criticavano.

Certo vanno prese tutte le precauzioni possibili (con mezzi ragionevoli) per minimizzare i pericoli, ma non pretendere l'azzeramento totale di un rischio, peraltro un mese dopo che si è liberamente scelto, senza batter ciglio, un rischio maggiore.

I due grafici mostrano l'andamento delle visualizzazioni e dei tempi di visualizzazione del mio canale YouTube negli ultimi due anni. Riporto solo la curva per un'analisi qualitativa e non quantitativa, il mio è un piccolo canale, i numeri assoluti sono irrilevanti.

Quello che si vede senza alcun dubbio è il forte incremento corrispondente ai mesi di lockdown. Il dato dipende molto poco dalla mia attività didattica e dai miei alunni (tutti i miei video hanno avuto un incremento, non solo quei pochissimi che ho usato io nei mesi di DAD).

L'algoritmo di YouTube negli ultimi tempi cercava di adularmi, "il tuo canale sta avendo successo" mi scriveva. Non credo fosse vero, è stata una parentesi legata alle circostanze, che può forse insegnarmi qualcosa.

Credo di aver iniziato a riflettere su come il cosmo sia assimilabile a un elaboratore, il divenire della realtà alla sua computazione, gli oggetti che compongono la realtà a oggetti software, ciascuno con i suoi metodi (algoritmi) e proprietà, dopo aver visto il film Matrix.

Mi colpì, tra le tante, la scena dove Morpheus e Neo sono all'interno di un software di addestramento e Neo, toccando una poltrona, chiede "dunque questo non è reale? ". Morpheus risponde “Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello".

In questa frase c’è un riferimento al cervello ed esso per il film appartiene comunque a una realtà materiale esterna alla simulazione software. Molto più attraente mi sembrava immaginare una realtà esclusivamente computazionale. Successivamente ho scoperto che esiste una vera e propria branca della filosofia, detta filosofia digitale, alla quale hanno contribuito, ancor più che filosofi, fisici teorici, matematici e informatici di primissimo piano, che hanno speculato sul paradigma "tutto è algoritmo e informazione".

La lettura degli ultimi dati DESI ci racconta che l'Italia è in Europa al 25° posto su 28 per digitalizzazione dell'economia e, soprattutto, all'ultimo posto in assoluto per competenze digitali. Come formatore sulle tecnologie digitali, la cosa non può lasciarmi indifferente.

Diversi commentatori scrivono che occorre destinare più risorse alla formazione delle competenze digitali.

Eppure a me non pare che negli ultimi anni queste siano state scarse. Ad esempio, nella scuola, il PNSD (Piano nazionale scuola digitale) è stato davvero prodigo su questo aspetto e gli interventi PON anche.

Sono convinto invece che i risultati siano scarsi per cause diverse, legate anche alle modalità di svolgimento dei corsi.

La messaggistica istantanea (whatsapp e similari) è utilissima per scopi personali. Quando sono al supermercato e mia moglie mi manda un messaggino tipo “manca anche il latte” è quasi una salvezza, magari arriva il beep proprio mentre mi sto avvicinando alle casse, e prendo al volo la bottiglia dallo scaffale.

In campo lavorativo invece preferisco la e-mail. Caro collega, se mi vuoi dire qualcosa che riguarda il lavoro che stiamo facendo insieme è meglio per entrambi che io non me ne occupi mentre sto riempiendo il carrello. E’ vero, posso gestire la cosa appena torno a casa, ma poi devo andare a cercare il tuo post scorrendo all’indietro il feed; che poi, se tu me lo hai scritto su un gruppo e io non ho infranto il limite di velocità con la macchina, dovrò scorrere e visualizzare anche alcune decine di bufale, di aforismi, di santini e di pensieri poetici vari.

Durante un corso ci è stato chiesto dal formatore di scrivere un componimento di pochissime parole, che iniziasse e terminasse con la frase "e questo sono io". Non avevo mai scritto una poesia, né qualcosa che vi assomigliasse, per questo lo pubblico.

E questo sono io
Algoritmo nell'universo computazionale
Processa emozioni,
Pensieri.
Diffonde
Vero sentire
Alla coscienza obliata
E questo sono IO

Non c'è dubbio che, tra gli informatici, gli specialisti della cybersecurity sono, e sempre più saranno, tra i profili più richiesti dal mercato del lavoro.

I crimini saranno sempre più digitali e i danni alle aziende arriveranno sempre più frequentemente da circostanze connesse al trattamento dei dati. Gli investimenti in termini di risorse informatiche, sia umane che infrastrutturali, sono importanti, ma risultano vanificati in presenza di comportamenti errati e inconsapevoli del personale che utilizza i computer.

I complimenti fanno sempre piacere. Quando poi vengono da persone non avvezze a frasi di circostanza e indicano una qualità in cui non ti riconosci (anzi temevi, e temi, di avere il difetto opposto), diventano interessanti spunti di riflessione su sé stessi. Però riflettendoci è vero che, almeno limitatamente al web, evito lo scontro divisivo e detesto la logica del tifoso.

E credo di aver capito perché, lo faccio istintivamente perché conosco il web da sempre e ho nostalgia del web 1.0, dell'internet di una volta. Frequento il web da quando è iniziata la sua prima diffusione. Ho creato il primo sito nel 1996 usando solo html. Ma in realtà "navigo" da ancor prima, negli anni precedenti al web, con le reti BBS e il modem a 1200 bps (o forse anche meno all'inizio, non sono sicuro, ormai sono ricordi vaghi) su linea commutata, quasi diecimila volte più lento della linea che ho oggi a casa e della quale i miei figli qualche volta si lamentano pure.

Correggetemi se sbaglio, ma a me pare che un po' tutti i commenti sulla scuola che leggo in questo periodo siano accomunati da due considerazioni.

La prima, la didattica a distanza non va bene; sul perché non vada bene poi le analisi si diversificano, ma la bocciatura dello strumento digitale mi sembra unanime, con l'eccezione dei soli "tech-savvy teachers".

La seconda, come ritornare alla didattica precedentemente in essere.

Sulla prima. Didattica a distanza non è sinonimo di didattica digitale. Ci può essere buona e cattiva didattica sia quando impiega strumenti digitali, sia se li evita. La distanza invece deriva da un'esigenza contingente, e le tante critiche se non sono associate a proposte/idee alternative non mi sembrano utili.

Buona Pasqua

La mia postazione PC e un uovo, per augurare buona Pasqua a chi mi segue sul blog e a tutti gli iscritti al mio canale YouTube, alunni, ex alunni, non alunni.

No, tranquilli, non penso di cuocere una frittata sulla tastiera! Ho solo messo insieme l'uovo, simbolo augurale della Pasqua, e il computer strumento creativo per il canale e per il sito.

E comunque per me sono entrambi anche qualcosa di più, simboli più universali. L'uovo in tante culture e antichi miti è il simbolo della nascita dell'universo. Il computer rimanda, oltre che alla tecnologia, alla computazione e quindi all'evoluzione, al progresso, al divenire. Così, insieme nella foto, sono essere e divenire, potenza e atto.

Tantissimi auguri di Buona Pasqua a tutti !


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