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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

"Quando si scrive si va incontro a qualcosa di imprevedibile,
e io non posso impormi uno svolgimento prestabilito"
(Carl Gustav Jung)

Un rapido post per segnalarvi una soluzione che ho provato a casa, con risultati molto positivi. Ho un vecchio modello di Raspberry (un micro-pc) che non usavo più (l'avevo preso anni fa per dei corsi di robotica), vi ho installato l'ultima versione della specifica distribuzione Linux ed il software open-source gratuito Pi-hole.

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Un mio articolo pubblicato su Nuovo Meridionalismo

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Se c’è una cosa sulla quale mi sembra che tutti gli insegnanti siano d’accordo è che uno dei problemi principali della scuola sia l’eccesso di direttive provenienti dalle amministrazioni centrali. Io credo che in queste condizioni bisogna stare attenti a mantenere la bussola sulla formazione degli studenti, non sulla mera soddisfazione dei requisiti ministeriali. Sono convinto che ai ragazzi oggi occorrano essenzialmente due contesti didattici, dove uno di essi rappresenta forse un passo indietro e l'altro uno avanti. E cioè una didattica tradizionale in aula e una innovativa didattica laboratoriale in grado di far germogliare competenze reali.

Leggo un titolo con un virgolettato attribuito al ministro dell'istruzione: "riaddestrare i docenti al digitale". In tre parole ve ne sono due sbagliate. Una è ovvia, 'addestrare' è più adeguata per gli animali del circo (e comunque anche lì sono contrario ad addestramenti e all'uso stesso degli animali).

L'altra è, vi stupirete, proprio 'digitale'. Il fatto è che nelle scuole le tecnologie digitali si usano e anche molto. E i docenti non è che le usino poi così male. Quello che non va è il fatto che il digitale è arrivato a sostituire il cartaceo senza produrre una transizione verso un sistema più efficiente (anzi spesso complicandolo).

Se prima si scrivevano 10 documenti cartacei, oggi si scrivono 10 documenti word, sempre riportando a mano le stesse informazioni, sempre ottenendo documenti stand-alone, nei quali ogni lavoro non elimina né semplifica quello successivo. E nemmeno produce valore aggiunto.

Si dovrebbe abbandonare il termine digitale e tornare a parlare di informatica, ovvero informazione automatica.

C'è una cosa nella quale ho sempre fallito nella scuola: promuovere l'uso di Linux tra i colleghi.

Ricordo che durante il primo anno di insegnamento in una saletta ad uso dei docenti dove c'erano tre PC anziani con Windows XP, lenti e pieni di virus, presi l'iniziativa, per alleggerirli e rimetterli in sicurezza, di installare Linux; non fu un lavoro veloce perché mi presi la briga di recuperare e mantenere tutti i documenti pre-esistenti.

Ogni tanto mi avventuro su argomenti fuori dalle mie competenze, sovente me ne pento, non di rado provo orrore rileggendomi. Ma poiché mi diverte farlo ... persisto.

Dunque. Come vedo la maggior parte delle persone, in ambito domestico, cuocere la pasta: l'acqua bolle, si cala la pasta, il coperchio viene spostato un po' per far uscire il vapore ed evitare che fuoriesca l'acqua; infine, appena ultimata la cottura, l'acqua viene buttata nello scarico dei lavandino.

La gestione delle attività legate alla professione dell'insegnante diviene sempre più complessa. Soprattutto in alcuni ordini di scuola, la quantità di adempimenti burocratici e di documenti da produrre è notevole e toglie spazio alla nostra vera mission, una didattica realmente coinvolgente.

In questo contesto si aggiunge un altro aspetto negativo: per come è usata, la digitalizzazione molto spesso non aiuta, ma aggiunge ulteriore complessità. Manca stranamente un software "gestionale" per il docente, al pari di tante altre professioni, mentre le piattaforme dei registri elettronici sono focalizzate sulle esigenze degli studenti e delle amministrazioni.

Ho smesso di seguire la vicenda del data breach Lazio perché le informazioni mi sembrano contraddittorie. Nella reazione a un episodio del genere dovrebbe sempre essere inclusa un'informativa tecnica ufficiale, chiara e trasparente sulla quale ragionare, che ancora non vedo.

Perciò è inutile commentare. Piuttosto ognuno di noi dovrebbe porre l'attenzione in casa propria e iniziare a chiedersi quanto sono sicuri i computer e gli account che gestisce. Manca a tutti i livelli la consapevolezza della gravità della questione.

Che fare.

Quello fisso in casa era l'unico telefono privato del quale gli adolescenti della mia generazione potevano disporre, ma non era molto amato, era complicato poterlo usare con un po’ di privacy.

Per fortuna c'era la cabina telefonica. Il piacere della telefonata (per conversare, non quella per brevi comunicazioni) iniziava proprio dalla scelta della cabina. Ognuno aveva le sue preferite, non si usava necessariamente quella più vicina. Ad esempio il luogo non doveva essere affollato e rumoroso, ma tranquillo e, d’estate, non troppo soleggiato, insomma confortevole.

A volte trovavi il telefono fuori servizio, ma non era questa la cosa peggiore. L’inconveniente che mi faceva arrabbiare era quando, magari all’inizio della telefonata, ti giravi e vedevi un tizio in attesa; che poi appena si accorgeva che tu lo avevi notato, guardava l'orologio accentuando il movimento del braccio.

E si continua a cercare nelle vecchie cose. Questo funziona ancora!

Anni 90' Non è proprio un navigatore, piuttosto un localizzatore GPS. È contemporaneamente uno dei miei acquisti più inutili e più utili. Più inutili perché non l'ho mai usato per nulla di pratico, solo una volta per misurare la velocità di un piccolo motoscafo che avevo all'epoca. Non sono tipo da escursione e anche con la barchetta che dicevo, bazzicavo solo gli immediati dintorni di Salerno. In auto poco utile, dava la direzione in linea d'aria e quindi non era il caso .... Ma è anche stato un acquisto utile, per le emozioni che provo ogni volta che ho una tecnologia assolutamente nuova tra le mani.

per geek ... continuando a rovistare in garage ... queste RAM sono davvero di un'altra era ...

Continuando a mettere in ordine le vecchie cose ... dello stesso periodo, o forse precedente, questo Pocket PC, insieme al modulo telefonico che trasformava il palmare in un (pesante) precursore dello smartphone. Continuo disperatamente a cercare gli alimentatori per provare a riaccenderli dopo tanto tempo ...
Aggiornamento: trovato l'alimentatore, il connettore non entrava era forse deformato, provo a forzare, il pocket PC schizza fuori dalla jacket e … rotto. Mi divertirò a (cercare di) ripararlo quando avrò tempo

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