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#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

"Quando si scrive si va incontro a qualcosa di imprevedibile,
e io non posso impormi uno svolgimento prestabilito"
(Carl Gustav Jung)

D'accordo con i miei studenti, ho iniziato la scorsa settimana a sperimentare Moodle per le verifiche. Moodle è già da tempo in uso nella nostra scuola, ma era stato finora impiegato solo nella formazione del personale.

Per sperimentarlo nelle verifiche didattiche ci siamo organizzati così. Anziché creare account reali per ciascun alunno, cosa che peraltro avrebbe richiesto il trattamento dei dati personali, abbiamo preferito creare degli account anonimi con password casuali, un po' come avviene in genere nei concorsi pubblici. Abbiamo stampato l'elenco delle credenziali e ritagliato il foglio per ricavarne talloncini.

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<a href= Ancora non ce ne siamo resi conto del tutto, ma questi pochi caratteri stanno cambiando per sempre il nostro modo di pensare.

Nei primi anni novanta al CERN di Ginevra nasce il linguaggio HTML, quello che viene interpretato tutti i giorni dai nostri browser internet mentre navighiamo. <a href= eccetera eccetera, come ben sanno i miei alunni di terza liceo, è utilizzato in HTML per rendere ipertestuale un qualsiasi elemento della pagina web: clicchiamo su una scritta e ci spostiamo in un attimo su un testo diverso.

Ho appena stampato le relazioni finali della 5Asa e della 5Esa, in vista degli scrutini di domani per l'ammissione agli esami di stato. Sono scritte in buracratese puro, usando i format suggeriti dall'amministrazione, che sembrano fatti apposta per essere riempiti di molte informazioni non sempre importanti, ma soprattutto non fuoriuscite dal cuore. Così subito dopo, d'impulso, mi è venuta l'idea di scrivere questo messaggio ai ragazzi.

Carissimi, anche se forse può suonare scontato e un po' patetico, i miei auguri di un futuro brillante.

Mi auguro che la scuola abbia creato in voi le fondamenta sulle quali costruire nei prossimi anni.

In questi giorni tra i tecnici che si occupano di web impera la discussione sui cookies (biscotti in italiano). E' infatti entrata pienamente in vigore la legge che impone dei vincoli a questa tecnologia, ormai utilizzata da quasi tutti i siti internet. Molti di voi avranno notato che tanti siti propongono un banner all'ingresso che richiede un consenso in merito.

Ma cosa sono i cookies? Sono dei file che il server che visitiamo può scrivere sul nostro computer e rileggere anche a distanza di tempo. A cosa servono? Per semplicità distinguiamo tre tipi. I cookies cosiddetti "tecnici" sono utilizzati dal sito visitato per ricordarsi delle preferenze che abbiamo scelto (la lingua, la dimensione del carattere, ecc) e mantenere aperta la sessione, ad esempio per evitare di dover continuamente inserire la password in un processo di acquisto; sono quindi molto utili.

Vorrei prendere posizione nella discussione relativa alla direzione che l'industria del software sembra aver preso. Prima però facciamo un passo indietro, alla lezione di Alan Turing. Con la sua celebre “macchina”, egli mostrò che era un errore inseguire piattaforme hardware sempre più complesse, perché qualsiasi funzione computabile può essere realizzata con una macchina semplicissima: un nastro, una testina e una logica di controllo. E in questo modo inaugurò quella strada che portò all'architettura di Von Neumann, che è tuttora alla base dei nostri computers.

Da allora gli elaboratori sono rimasti concettualmente semplici, ma la tecnologia non ha più smesso di incrementarne le prestazioni. Se in alcuni campi tale incremento è tuttora il benvenuto, in altri, dove le funzionalità essenziali sono ormai assicurate, realizza una spinta verso caratteristiche accessorie che spesso creano inutili complicazioni all'utente non specialista.

Dalla sera della vigilia al mattino di S.Stefano, il mio smartphone, il mio notebook, il mio personal computer e persino il mio e-book reader resteranno rigorosamente spenti.

Non riceverò né invierò SMS di auguri, soprattutto non leggerò quelli così generici da lasciare il dubbio, amaro, che il mittente lo abbia scritto una sola volta e inviato poi con un solo click a tutta la rubrica, così, tanto per consumare, almeno a dicembre, il credito di SMS inclusi nel piano tariffario flat.

Eviterò di "scrollare" su e giù le pagine dei social network con le imprese gastronomiche degli amici, associate alle preoccupazioni sui propri bilanci calorici.

Non riceverò gli auguri più vuoti e tristi, cioè quelli dietro ai quali non c'è alcuna intenzione umana, ma solo un DBMS (sistema per la gestione delle basi di dati), come quelli dei siti web di e-commerce sui quali sono registrato.

I professori lavorano poco: un luogo comune, e fino a un paio d'anni fa io stesso avrei potuto pronunciare questa frase.

Ora sono qui, a scuola, dopo ben cinque ore di lezione in classe e una magnifica pizza coi "friarielli" mangiata alla pizzeria qui di fronte, ad attendere che inizino i consigli di classe; oggi sono impegnato su quattro consigli diversi (dureranno quattro ore salvo prolungamenti, che in genere poi si verificano puntualmente).

Nove ore soltanto oggi, oltre agli intervalli, come questo che sto utilizzando per scrivere.

"C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti" (H. Ford).

Il mattino della domenica è il momento più adatto per quelle attività che consideriamo importanti anche se non urgentissime e che quindi tendiamo a rinviare.

Ho ricontrollato, con diversi validatori disponibili in internet, la home del sito web della nostra scuola. In un contesto come quello scolastico basta a volte anche un solo articolo, magari pubblicato da un collega, a inficiarne l'esito. Ma perché è importante il responso di questi strumenti?

Quando pensiamo a un sito di qualità, siamo portati a immaginarlo pieno di effetti speciali. Invece il primo requisito, soprattutto per un sito della pubblica amministrazione, è la corretta fruizione da parte di chiunque, indipendentemente dal browser/dispositivo usato e da eventuali difficoltà, ad esempio visive, dell'utente.

C'è una funzione che, secondo me, social network e siti vari dovrebbero avere e che mi permetto modestamente di suggerire agli sviluppatori delle piattaforme applicative. Questa nuova funzione, abilitata per impostazione predefinita, dovrebbe essere denominata "del ripensamento".

Funzionerebbe così: quando si posta uno stato o un articolo, la conferma non dovrebbe dichiarare "correttamente pubblicato", ma invece "caro utente, lo pubblicheremo con calma".

Poi il mattino successivo l'autore dovrebbe ricevere un messaggio del tipo "Caro utente, ieri volevi pubblicare ... Sei sicuro che ciò sia sensato ed opportuno?" Acquisita la conferma dell'intenzione, il contenuto sarà effettivamente pubblicato.

A cosa servirebbe? Noto che troppi scrivono la prima sciocchezza che passi per la testa, purchè prometta visibilità. Salvo poi incartarsi nel tentativo di ammortizzarne gli effetti collaterali o evitare di dar seguito ai commenti. Con un sistema del genere ciò non accadrebbe, e anche questo articolo, forse, non avrebbe visto la luce!

Oggi ricorrono 60 anni dalla morte di colui che ritengo essere stato vittima del massimo livello di ingratitudine che l'umanità abbia conosciuto: Alan Turing.

Un ruolo nella WW2 assolutamente decisivo, eppure secretato anche dopo la fine del conflitto. Pioniere dell'informatica, ideatore del concetto stesso di software. Grande matematico. Si suicidò il 7 Giugno 1954, perseguitato da leggi bigotte, mordendo una mela avvelenata.

Ho un quaderno sul quale trascrivo le citazioni che mi colpiscono. Tra le prime c'è questa:

"Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza." (Alan Turing)

"Ormai c'è più gente che scrive, che gente che legge": è spesso citato come paradosso, eppure sta diventando una affermazione sempre più vera.

Non ne condivido però la doppia connotazione negativa; se è certamente un male che si legga poco, la crescente attitudine a scrivere, secondo me, è un bene. E' un bene innanzitutto per chi scrive; ho scoperto che scrivere mi aiuta a pensare meglio, ad uscire dai pensieri ordinari, quasi sempre passivi, indotti e cercarne di nuovi e più autentici.

Scrivere ci rende migliori; in questo senso l'effetto è il medesimo della lettura, ma con un vantaggio: quando si legge, i pensieri di altri stimolano in noi dei nuovi modi di pensare, quando si scrive i pensieri in evoluzione sono soltanto i nostri. La possibilità di pubblicare, offerta oggi dagli editori in self-publishing (io ho scelto youcanprint), amplifica gli effetti benefici di questa pratica, perchè la semplce evenienza potenziale di essere letti da altri ci fa investire più energie nello scrivere.

Molti, tra i non addetti ai lavori, sbagliano e lo chiamano Asterix, come l'eroe dei cartoon. Invece il suo nome è Asterisk (di Digium Inc.), cioè asterisco, il tasto dei telefoni solitamente dedicato alle funzionalità speciali.

Asterisk è un software open source e gratuito, che permette di implementare sistemi per comunicazioni usando dei normali personal computer. E' nato per realizzare centralini telefonici (PBX) utilizzando come hardware dei normali personal computer anziché costose piattaforme proprietarie. A ben vedere l'obiettivo è stato non solo raggiunto, ma addirittura superato; infatti poiché opera su Linux, è interfacciabile con tantissimi software disponibili per questo sistema operativo. Negli ultimi anni, e soprattutto nella mia penultima attività, ho avuto modo di realizzare una gamma enorme di applicazioni TLC usando Asterisk e ho avuto spesso l'impressione che l'unico vero limite fosse la fantasia.


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