Questo sito utilizza solo cookies tecnici di prima parte. Continuando a utilizzare il sito acconsenti all'uso dei cookies.  Maggiori informazioni


#Tecnologia_Scuola_Riflessioni

Leonardo Di Filippo

"Quando si scrive si va incontro a qualcosa di imprevedibile,
e io non posso impormi uno svolgimento prestabilito"
(Carl Gustav Jung)

In questo post promettevo di raccontare in che modo ci esercitavamo nella programmazione, ai miei tempi, all’università. Eccomi qui. Il linguaggio era il glorioso Fortran, l’elaboratore uno Sperry Univac 1100. Che peraltro noi studenti non avevamo mai realmente visto.

Nel centro di calcolo, al margine della rumorosa area di libero accesso, vi era una porta off-limits. Accanto alla porta, nel muro, una piccola apertura fungeva da sportello, unico canale di comunicazione, quasi uno stargate, verso un interno proibito, una dimensione superiore, nel quale misteriosi individui in camice bianco sembravano muoversi quasi danzando nell’aria. O almeno questa era l’immagine che io percepivo.

La programmazione didattica è ormai definita. Come tutti anche io ho collaborato con i colleghi per aggiornare programmazioni dipartimentali e disciplinari. Ci atteniamo agli standard e alle normative vigenti, che ci chiedono di non limitarci a stilare un normale programma, ma di distinguere tra conoscenze, competenze e abilità.

Non contesto questo approccio, anzi ritengo giusto che vi siano linee guida comuni, che, pur senza negare la libertà di insegnamento, rendano confrontabili i diversi percorsi. Ma cerco di non dimenticare che al centro di tutto dovremmo sempre privilegiare la conoscenza e una specifica abilità, quella del pensare.

Studiando ingegneria elettronica ho seguito le materie che preferivo. Ma sono altrettanto contento di aver prima frequentato il liceo classico. Credo mi abbia dato qualcosa in più che ho cominciato ad apprezzare solo con i capelli bianchi.

E poi, indipendentemente dagli studi successivi, dall'attività lavorativa e dall'età, noi che abbiamo "fatto" il classico ci riconosciamo. E ogni volta che ho chiesto "ma tu hai fatto il classico? " la risposta è stata, sempre, affermativa.

Oggi ho appreso che è stata abolita la denominazione di ginnasio per il primo biennio. Ricordo che iniziare in "quarta" per poi passare dopo due anni dalla quinta ginnasio alla prima liceo aveva un che di numinoso. Mi dispiace. Almeno il liceo classico lasciatelo così com'è.

Mi sono frequentemente espresso contro il sistema di valutazione basato sul voto. Mi sono spinto a scrivere che i voti (non la valutazione) io proprio li abolirei.

Ma fintanto che i voti esistono, vanno applicati con serietà e professionalità. Altrimenti avremo ingannato i nostri studenti due volte: la prima perché buona parte di loro a scuola non apprende molto. E la seconda perché, diplomandoli pure con voti eccessivamente alti, si illuderanno di possedere già ottime conoscenze e competenze. Insomma li avremo privati persino della fondamentale conoscenza socratica del "so di non sapere".

“Non firmate mai nulla senza aver prima letto” diceva il mio maestro delle elementari. Nutrivo per lui grande stima e per questo ho indelebilmente memorizzato tutto ciò che egli abbia ripetuto più di una sola volta. Così credevo che la mia insofferenza per le firme inconsapevoli fosse una delle mie piccole, peculiari manie e invece l’ho trovata esplicitamente elencata tra i punti apprezzati nella bella recensione di “Io docente alieno”, pubblicata su questo blog pochi giorni fa.

Oggi però, se fosse ancora in vita, andrei a chiedere lumi al mio vecchio maestro. Ai suoi tempi, nel più complicato dei casi, si firmava in calce a poche pagine dattiloscritte.

Io Docente Alieno. L’avevo pubblicato, davvero, solo per scherzo, per familiari ed amici.

E invece capita di ricevere un’inattesa e-mail da un lettore autorevolissimo, con un commento estremamente gratificante, oltre che brillante e apportatore di ulteriori spunti di riflessione. Non ho resistito a chiedere il permesso di pubblicarlo.

Esattamente due anni fa ho scritto su questo blog un articolo in occasione dei sessanta anni dalla tragica morte di Alan Turing, avvenuta il 7 Giugno del 1954. Questo gigante della logica matematica è forse oggi più conosciuto, grazie anche a libri e film, per il suo ruolo nella crittografia militare durante la seconda guerra mondiale.

Ho sempre invidiato al mio meccanico la sua parete fittamente coperta da attrezzi di ogni foggia e misura e pure la sua capacità di afferrare al volo, tra tante, la giusta chiave inglese.

Probabilmente un programmatore ha una gamma ancor più ampia nella quale scegliere il linguaggio di programmazione. Anche qui il linguaggio migliore, semplicemente, non esiste; la scelta ottimale dipende dai requisiti di progetto e dagli skill del team di sviluppo.

Diciamocelo tranquillamente, ciò che noi insegnanti maggiormente paventiamo è la correzione delle verifiche, attività lunga e spesso faticosa anche a causa della grafia di buona parte degli alunni.

Ieri ho viaggiato in treno, ovviamente col PC al seguito; Moodle mi presentava sullo schermo, in una sola pagina, tutte le risposte alla seconda parte del test di una classe.

Il laboratorio di informatica che utilizzo a scuola era diventato obsoleto. Le postazioni erano equipaggiate con Windows xp, non più supportato. L'upgrade avrebbe comportato una notevole spesa ed era inoltre sconsigliato dai requisiti hardware dei PC. Come primo intervento ho installato Linux; dopo alcune prove, la distribuzione ubuntu-mate mi è sembrata la scelta migliore in questo caso. La partizione Windows non l'ho però rimossa, alcuni colleghi potrebbero avere dati e applicazioni ancora necessari in questa fase transitoria; ho comunque aggiunto al regolamento l'indicazione di non forzare l'avvio della vecchia partizione lasciando attivo il collegamento ad internet e alla dorsale scolastica.

Ma non mi sono fermato qui.

Circa un mese fa ho scritto della sperimentazione che ho fatto con l’uso di Moodle nelle verifiche didattiche. E’ giusto aggiornarvi sull’esito; lo considero positivo, ma ho apportato il seguente “tuning”.

Ho preferito installare il server all’interno della scuola. L’ADSL durante alcune fasce orarie del mattino è prossima alla saturazione e ciò causava, a volte, un piccolo, ma fastidioso ritardo tra un invio e l’altro delle risposte.

Vi racconto come una giornata che si annunciava noiosa è diventata emozionante. Oggi, uscendo da un deludente seminario a Napoli, mi sembrava di aver sprecato del tempo. Cosa c'è di peggio della sensazione di aver perso tempo?

Mi è venuto in mente che, stranamente, dopo la laurea non ero mai più ritornato nella mia università, proprio lì vicino, al piazzale Tecchio, a tre minuti di macchina. D'impulso, avendo del tempo da perdere prima degli altri impegni del pomeriggio, ho deciso di andare lì. Era strano notare come nulla sembrava cambiato. Ad iniziare dal parcheggiatore abusivo che pretende dei soldi anche se hai regolarmente parcheggiato nelle strisce blu (ma avere la macchina già dotata di graffi e ammaccature mi consente di non sottostare a questi ricatti ...)


Passa alla modalità desktopPassa alla modalità mobile